La bambina che aveva mangiato una nuvola grande come la Tour Eiffel - Romain Puértolas

Léon, un controllore di volo dell’aeroporto di Orly, entra da un anziano barbiere per farsi tagliare i capelli. E, visto che il negozio è vuoto, inizia a raccontare una strana storia: la storia di una giovane postina che, il giorno dell’eruzione di un vulcano islandese che ha riempito i cieli d’Europa di una nube di ceneri bloccando tutti i voli, è arrivata alla sua torre di controllo in bikini chiedendo il permesso di prendere il volo. Cioè di volare lei stessa, con la sola forza delle sue braccia. Anche il barbiere si ricorda quel giorno: è quando l’aereo su cui viaggiava suo fratello è caduto a causa della nube; vi furono 162 morti, nessun sopravvissuto. E ricorda pure la notizia folle di Providence Dupois, la donna che ha volato e di cui hanno parlato tutti i giornali. Cosí, Léon comincia a raccontare tutta la storia dall’inizio. Da quando Providence, postina con sei dita al piede destro e una vita tempestosa, viene ricoverata in ospedale durante un viaggio in Marocco per un’appendicite e conosce Zahera che ha sette anni, è orfana, e vive fin dalla nascita in ospedale per una malattia congenita ai polmoni che, in assenza di un trapianto, la condurrà certamente alla morte. C’è una «nuvola» in fondo ai polmoni della bambina, una «nuvola grande come la Tour Eiffel». Le due buffe e amabili creature s’innamorano una dell’altra, Zahera ha una visione del mondo tutta sua dove, ad esempio, le stelle sono lanciate in cielo da cannoni cinesi, mentre Providence le fa scoprire il mondo reale tramite Internet. Il loro legame diventa cosí forte che la donna decide di adottarla. Il giorno dell’eruzione, con tutti i documenti finalmente completati, Providence doveva partire per Marrakech e portare Zahera a Parigi. È una promessa che ha fatto alla sua bambina, e dunque non può non arrivare, cascasse il mondo! Cosí l’intrepida postina comincia un viaggio via via piú bislacco tra Parigi e il Marocco, in un crescendo surrealista e divertente che ricorda le fantasticherie di Boris Vian e la materia onirica dei film di Michel Gondry. Fra truffatori senegalesi che si spacciano per maestri cinesi per avere piú clientela, monaci tibetani a Versailles che giocano a bocce con i pomodori verdi e insegnano a volare con l’aiuto di una console Wii, Providence finirà davvero per prendere il volo dall’aeroporto di Orly: con i capelli tagliati e sul corpo nient’altro che un bikini e una fiala di vetro contenente una pozione miracolosa… Una narrazione che attraversa una realtà a tratti crudele e spietata, e la dolcezza della fiaba che restituisce bellezza alle cose e rende la vita piú lieve. Il risultato è un romanzo scoppiettante, dolce amaro, e ricco di immaginazione funambolica.

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