La fine della storia

Luis Sepúlveda

Juan Belmonte, dopo aver combattuto tante battaglie – prima fra tutte quella al fianco di Salvador Allende – da anni ha deposto le armi e vive tranquillo in una casa sul mare nell’estremo sud del Cile, insieme alla sua compagna Verónica, che non si è mai completamente ripresa dopo le torture subite all’epoca della dittatura. Belmonte è un uomo stanco, disilluso, restio a scendere in campo. Ma il passato torna a bussare alla sua porta. I servizi segreti russi, che conoscono bene il suo curriculum di esperto di guerra sotterranea e infallibile cecchino, hanno bisogno di lui. Sul fronte opposto, c’è il piano ordito da un gruppo di nostalgici di stirpe cosacca, decisi a liberare dal carcere Miguel Krassnoff, discendente diretto dell’ultimo atamano, la cui famiglia riuscì a riparare in Cile dopo la Seconda guerra mondiale. Krassnoff, ufficiale dell’esercito cileno durante la dittatura militare, al momento sta scontando numerose condanne per crimini contro l’umanità. E Belmonte ha un ottimo motivo per odiare «il cosacco», un motivo strettamente personale…

Dalla Russia di Trockij al Cile di Pinochet, dalla Germania di Hitler alla Patagonia di oggi, il nuovo romanzo di Luis Sepúlveda attraversa la storia del Novecento, raccontandone grandezze e miserie, per giungere infine alle pagine drammatiche in cui Belmonte gioca la sua partita finale.

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Da non perdere 2016

ISBN: 9788823517691

1 Commento
  1. malamaur 16 febbraio 2017 at 13:37

    Il protagonista si chiama Juan Belmonte (come un famoso torero) ed è stato un fedele sostenitore di Salvador Allende, fino alla fine. Poi perseguitato da Pinochet e dai servizi segreti, cui riuscì a sfuggire. Non così la sua compagna Veronica che fu a lungo torturata e seviziata nella famigerata Villa Grimaldi, ma che, estraniandosi quasi dal suo corpo, non parlò ed, anzi, da quella esperienza non usò più la parola. Creduta morta fu scaricata in una fossa comune da cui fu però salvata e poi trasferita in una clinica in Danimarca specializzata nel recupero dei torturati.
    Juan e Veronica, dopo le varie peripezie, hanno trovato pace in un paese isolato della Terra del Fuoco.
    Nel romanzo del ’94 Juan è costretto a confrontarsi con un manipolo di nazisti per il recupero di antiche e preziosissime monete d’oro. In questo sequel, che, per l’appunto, rappresenta la fine della storia Juan sarà di nuovo chiamato a confrontarsi con il passato. Questa volta con cosacchi, servizi deviati russi, ex torturatori di Villa Grimaldi e persino ex compagni di lotta convertitisi a cause meno nobili.
    Sepùlveda usa spesso la frase “l’ombra di ciò che eravamo” con palese riferimento ad un altro suo libro del 2009. Si tratta di un filo rosso che lega tutta la narrazione dell’autore. Quest’ultimo romanzo è molto cupo, tortuoso, pieno di riferimenti dolorosi alle torture, alle sevizie e alle sofferenze, piuttosto disarticolato nello svolgimento parallelo delle vicende dei cosacchi e di Belmonte (con i capitoli scanditi dalle diverse latitudini). Gli ultimi tre capitoli riscattano il quadro generale in cui si sente la mancanza dell’afflato lirico, della passione idealista, soffocata dal rancore, dallo spirito di vendetta che solo la decisione di Veronica di riprendere la parola saprà risolvere.
    Se non ci fosse il riferimento al passato il romanzo perderebbe molto del suo fascino e potrebbe essere confinato in una sorta di thriller politico senza particolari slanci.

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