L’uomo di Neanderthal

Svante Pääbo

In una notte del 1996 Svante Pääbo riuscí a decifrare le prime sequenze di dna provenienti dai frammenti d’osso di un uomo di Neanderthal. Lui e i suoi collaboratori quasi non ci credevano, erano diventati i protagonisti di un evento eccezionale: nessuno prima di loro aveva mai estratto e analizzato il DNA di una specie umana estinta. Gli sviluppi di quei primi sorprendenti risultati diedero il via a un percorso di ricerca che culminò nel 2010 con il sequenziamento del genoma dell’uomo di Neanderthal.
In questo libro Pääbo racconta in prima persona gli eventi, le vicissitudini, i fallimenti e i trionfi di trent’anni di ricerca, e soprattutto la nascita di una nuova disciplina scientifica: la paleogenetica. Basandosi su indizi genetici e fossili, lo scienziato ricostruisce le origini degli esseri umani moderni e il loro rapporto con i cugini di Neanderthal. Descrive l’aspro dibattito intorno alla natura della relazione tra le due specie, chiarendo perché una di esse si estinse. Le sue scoperte non solo ridisegnano il nostro albero genealogico, ma rimodellano i fondamenti della storia umana, identificando le origini biologiche dell’antenato diretto di ognuno di noi.
Una storia avvincente che ha per protagonista un esploratore straordinario, impegnato in una ricerca scientifica tra le piú avanzate. Un libro che dà alcune risposte a una delle domande fondamentali della nostra esistenza: chi siamo?

«Nel 1856, tre anni prima della pubblicazione dell’Origine delle specie di Darwin, durante gli scavi in un piccola grotta all’interno di una cava nella valle di Neander, circa 11 chilometri a est di Düsseldorf, furono scoperte la parte superiore di un teschio e alcune ossa che sulle prime furono ritenute di orso. Ma nel giro di qualche anno si capí che i resti erano di una forma di essere umano estinta, forse antichissima. Fu la prima volta che venivano descritti resti di questo tipo, e la scoperta scosse l’ambiente dei naturalisti. Nel corso degli anni proseguirono gli studi di queste ossa e ne furono rinvenute molte altre: si cercò di appurare chi erano gli uomini di Neanderthal, come vivevano, perché scomparvero qualcosa come 30 000 anni fa, come interagirono con loro i nostri antenati moderni nel corso delle migliaia di anni di coesistenza in Europa, e se furono amici, o nemici, nostri antenati o semplicemente cugini perduti. Dai siti archeologici emergevano indizi di comportamenti che ci sono familiari: curavano i feriti, avevano riti funebri e forse persino strumenti musicali. I Neanderthal erano quindi molto piú simili a noi di qualunque scimmia vivente. Quanto simili? Erano in grado di parlare? Sono un ramo secco dell’albero genealogico degli ominini? Parte dei loro geni è tuttora nascosta dentro di noi? Questi problemi sono parte integrante della paleoantropologia, la disciplina che si può dire sia nata con la scoperta di quelle ossa nella valle di Neander. E adesso pareva che da quelle ossa riuscissimo a trarre informazioni genetiche».

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